Il problema dell’Africa. Le parole del Dr. Lugli – parte 05

Le risorse naturali sono una benedizione o una maledizione?
Dopo avere letto numerosi libri al riguardo sono giunto alla conclusione che sono valide entrambe le cose. Quello che è dirimente è il contesto politico e socio-economico del paese in cui vengono trovate.
Le risorse a cui mi riferisco sono quelle esauribili, petrolio, gas, rame, cobalto, diamanti e via dicendo.
Negli anni ’60 del secolo scorso la scoperta di enormi giacimenti di gas nelle acque territoriali dei Paesi Bassi provocó un danno alle sue esportazioni.
Si verificò la rivalutazione del fiorino olandese causata dalla vendita del gas, chi acquistava convertiva la propria moneta con quella olandese.

L’apprezzamento del fiorino fu determinato dall’aumento della domanda.
Ciò determinò il rincaro delle loro esportazioni e la conseguente contrazione.
Gli economisti la chiamarono la maledizione della “malattia olandese”.
Benché definita tale chiaramente non impattó sulla società in maniera determinante.
L’Olanda è uno stato di diritto con un ottima governance, una economia differenziata e consolidata che fu in grado di fare fronte alle suddette contraddizioni del mercato.
Altre nazioni che seppero reagire positivamente alla scoperta del petrolio nel proprio territorio furono la Norvegia e la Malesia.

La Norvegia ha investito i proventi delle sue esportazioni in un Fondo per le future generazioni, la Malesia li ha usati per differenziare la sua economia.
Nel continente africano, ricchissimo di risorse, cosa sta succedendo?
Nel 2010 più del 30% del suo PIL è stato frutto di economia estrattiva.
Ad oggi i Paesi che avrebbero dovuto beneficiarne, ad esempioNigeria, Angola, Sudan, Congo non hanno registrato marcati aumenti del reddito quando la crescita economica avrebbe dovuto essere una conseguenza logica.

Quali sono i motivi?
Gli appetiti delle autarchie che si sono succedute dagli anni dell’indipendenza hanno consolidato il terreno del loro potere con il clientelismo e la corruzione, sfruttando a proprio vantaggio quanto ricavato dalla vendita delle risorse naturali.
Si assistette al loro saccheggio.
Mobutu, presidente del allora Zaire, attuale Congo, ebbe la furbizia di non tassare quel pochissimo che l’allora esangue economia del suo paese produceva.
Ciò facendo distolse l’attenzione dalle sue ruberie.
Simili nefandezze hanno, per fortuna, vita breve ma lasciano molte macerie.
La Nigeria, ad esempio, sta cercando di ricostruirsi una identità democratica ma ha troppi scheletri nell’armadio che la rallentano.

Anni fa cercó di stanziare 5 miliardi di dollari per dotarsi della necessaria energia quando ne aveva già spesi 16 inutilmente.
Decise di avviare un imponente progetto infrastrutturale ed edilizio a Lagos.
Importó tonnellate e tonnellate di cemento.

Cosa successe?
Il grande porto di Lagos, non dotato della necessaria impiantistica per scaricarlo dalle navi ne provocò la permanenza per lungo tempo.
Scattò la clausola di “controstallia”, se una nave non può essere scaricata entro un termine prefissato l’acquirente, il governo nigeriano, deve pagare una penale per ogni giorno di ritardo.
I fornitori di cemento annusarono l’affare e cominciarono a comprare navi in disarmo riempiendole anche con cemento di scarsa qualità e raggiunta Lagos le lasciavano ancorate al porto per lungo tempo, intascando la penale.
Questa è l’Africa.

Il Botswana, paese virtuoso, pur essendo un piccolo stato, ricco di risorse, diamanti soprattutto, privo di sbocchi al mare sta registrando costanti aumenti del PIL.
Perché il Botswana si è la Nigeria, il paese più popoloso del continente, ricchissimo di petrolio con accesso al mare, no ?
Ovviamente per una governance differente!!
Il Botswana é uno stato di diritto la proprietà viene tutelata, l’economia è incentivata e richiama gli investimenti stranieri e lo Stato, per dotarsi di una amministrazione pubblica adeguata ha chiesto anche l’aiuto esterno, senza remore, traendone il maggiore beneficio.

La Nigeria sta iniziando solo da poco a consolidare le proprie basi democratiche.
Purtroppo sono molti i paesi africani che non devono rendere conto della corretta gestione delle risorse naturali poste sotto il loro controllo ed è evidente che siano una maledizione.
Si assiste ancora al loro saccheggio senza nessun beneficio consolidato.
La mancanza di tecnologia costringe i paesi africani a concedere i diritti di prospezione e di estrazione a ditte straniere a cui fanno pagare delle royalties inadeguate.
Nel mio ultimo viaggio in Tanzania ho avuto una notizia che mi ha aperto il cuore.
Il nuovo Presidente, Magufuli, ha bloccato personalmente, nel porto di Dar es Salam, venti container pieni di materiale da escavazione ricco d’oro che stavano partendo clandestinamente per il Sudafrica ed ha immediatamente allontanato il ministro preposto.
Considerando che le suddette risorse naturali non sono rinnovabili e sono soggette alle fluttuazioni del mercato come possono i paesi africani produttori trarne il maggiore beneficio stante le difficoltà politiche, tecnologiche e sociali ?

C’è modo di controllare l’utilizzo dei profitti ottenuti dalle esportazioni ?
Si c’è ed è interessantissimo!!
La Global Witness, una ONG internazionale, pubblica su internet i potenziali redditi dall’estrazione delle risorse con l’intento, credo, di sviluppare una massa critica informata nei paesi africani.
Si instaura un controllo dal basso verso l’alto che potrebbe indurre colui o coloro che movimentano il denaro a farne un uso consono.
Finalmente un utilizzo intelligente del web.

Trova subito tutti gli articoli del Dr. Lugli sul problema dell’Africa, articoli apparsi sul mensile La Piazza di Rimini.
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