il problema dell'Africa

Il Niger è anche un nostro problema

Quando si affronta un problema, qualsiasi esso sia, è necessario conoscere a fondo le cause che lo hanno generato: senza il necessario approfondimento la soluzione potrebbe non essere la più appropriata.
Il Niger, fino a poco tempo fa, era noto solo per la sua posizione geografica, ora il problema dei migranti lo ha portato all’attenzione del mondo.
È il crocevia del traffico di esseri umani che cercano di raggiungere la Libia per tentare la traversata del Mediterraneo.

Nel 2015 si è istituto, a La Valletta, il Fondo Fiduciario UE-Africa, con l’intento di stabilizzare la governance nei Paesi beneficiari dei fondi, fra cui il Niger, di aumentare le opportunità lavorative, di assicurare la resilienza delle popolazioni e, sopratutto, di addestrare i loro militari al contrasto delle migrazioni.
Come ho già spiegato in un altro articolo, l’80% del Fondo viene finanziato dal FES, Fondo Europeo per lo Sviluppo, nato per sostenere progetti di partenariato con i Paesi dell’ACP, ex colonie dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico.
Progetti che vengono contrattati direttamente con i Paesi interessati che hanno un potere decisionale al riguardo.

Il livello di coinvolgimento dei Paesi africani nelle decisioni che riguardano i progetti finanziati con il Fondo Fiduciario è, invece, praticamente nullo.
I delegati africani hanno solo potere consultivo e partecipano alle riunioni con i rappresentanti dell’UE solo come osservatori, con l’evidente rischio che le decisioni vengano prese con una prospettiva europea. La sensazione è che, proclami a parte, all’Europa interessi perseguire i propri interessi: contrasto e contenimento dei flussi migratori, esternalizzazione delle frontiere europee. Militari spagnoli, tedeschi, francesi, belgi ed italiani insieme ad americani e canadesi, si alternano sul territorio nigerino per addestrare l’esercito locale.

Ho conosciuto personalmente, a Niamey, il generale italiano a capo della nostra missione in Niger. Fra i loro compiti c’è anche quello di contrastare il dilagante terrorismo di Boko Haram.
Detto ciò spiego perché non è solo così che si trovano le soluzioni al “problema Niger”.
La visione eurocentrica manca di tasselli molto importanti, senza i quali il “castello” Niger crolla. La costituzione Nigerina non prevede la formazione di partiti politici su base religiosa, cosa possibile nei Paesi Arabi e nel Nordafrica.

Ciò nonostante l’islamismo ha molta presa nella società e continua a fare adepti per la difficile situazione sociale del Paese: le opportunità lavorative sono molto scarse. Le associazioni islamiche si pongono come capisaldi della protesta civile verso il governo, che ha anche favorito la formazione di gruppi estremisti.

Ad Agadez, punto nevralgico per la partenza dei mezzi che attraversavano il deserto per portare i migranti in Libia, si era creato un indotto che offriva opportunità di guadagno: si vendevano bidoni per l’acqua, sacchi di iuta per avvolgerli, piccole razioni di cibo, si assoldavano autisti…

In un contesto così labile lo Stato nigerino non ha i mezzi per contrapporsi alla crescente protesta ed offre un’opportunità all’Europa per inserirsi nel suo territorio, giustificata dalla necessità di contrastare il terrorismo e le migrazioni. L’Italia ha insediato il suo ambasciatore solo nel gennaio 2017. L’UE ha anche tentato di esternalizzare le sue frontiere, cercando di aprire senza successo per l’opposizione del governo locale, un hotspot in territorio nigerino.

Se il Niger non fosse diventato crocevia della tratta di esseri umani, l’Europa non avrebbe avuto nessun interesse per il suo diretto coinvolgimento. La situazione sociale nigerina non è una priorità nel mondo occidentale; dare delle soluzioni efficaci per creare opportunità di lavoro, che possano anche sopire le rivendicazioni delle associazioni islamiste, è un importante tassello mancante. Non dobbiamo mai dimenticarci che il malessere sociale è il terreno di coltura dell’integralismo e del terrorismo.

Ritengo, che i suddetti motivi spieghino la scarsa lungimiranza dell’Europa quando ha deciso di non dare potere esecutivo anche ai Paesi africani, riguardo l’erogazione dei contributi del Fondo Fiduciario UE-Africa. Ricordiamoci sempre che i migranti potremmo anche fermarli, ma un terrorista determinato può sempre utilizzare un aereo e colpire in Europa, comunque ed ovunque.

Leggi tutti gli articoli di “Il problema Africa”

You Might Also Like